UN'ANSIA ORGANIZZATA

Un assaggio del copione

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Eccolo, si è mosso, il bimbo si è mosso! Fa quasi tenerezza quando dorme, non è vero? Così dolce … Tutto appallottolato come un cucciolo di mastino napoletano. Labbra pendule, litri di saliva sul cuscino. Uno non lo direbbe mai che in un battito di ciglia ti si potrebbe avventare contro e sbranare, spolpandoti come si fa con le cosce del pollo. Anche il mio cucciolo è così. A volte arriva, scodinzolando allegramente, mi salta addosso, mi lecca ovunque, cerca di infilarsi dappertutto senza pace, senza grazia … ma si sa, ai cuccioli l’irruenza si perdona … poi sgrana gli occhi, mi riconosce, si ricorda che nel mio sangue ci deve essere rimasta qualche goccia di Eva e … si sa, quando una bestia fiuta l’odore del sangue non capisce più niente. Ed è allora che mi accorgo che, di quel meraviglioso sorriso con il quale era entrato nella mia vita, non è rimasto più niente. Solo zanne, saliva, nocche, scarpe. Mi sbrana, e mi lascia a terra, senza vita, come un osso spolpato.

Poi dice che a una viene l’ansia!

In scena, la potente interpretazione di Laura Bozzi, poetessa e attrice camaleontica, diventa corpo, respiro, frattura. E costringe chi guarda a smettere di essere spettatore: perché davanti a questa ansia organizzata non basta commuoversi. Bisogna riconoscerla. Le musiche originali di Federico Tenti aggiungono alla pièce una tensione alienante.

Un’ansia organizzata fa parte di un progetto più ampio sulla violenza domestica, “Amori di Cristallo”, ancora in fase di definizione.

Un letto matrimoniale, una donna che dorme, una forma immobile sotto le coperte. La scena sembra offrire allo spettatore l’intimità di una casa. Ma bastano poche parole perché quella casa si apra come una ferita.

Un’ansia organizzata è un monologo sulla violenza contro le donne, ma sceglie di non raccontarla solo nel suo momento più visibile, quello dello schiaffo, dell’urlo, dell’aggressione. La cerca prima. Nelle crepe della quotidianità, nelle frasi dette a bassa voce, nelle giustificazioni ripetute fino a sembrare vere, nella paura che diventa metodo, abitudine, strategia di sopravvivenza.

La protagonista parla al pubblico con sarcasmo, lucidità e disperazione. Lo accusa, lo provoca, lo trascina dentro la stanza. Poi, quasi senza accorgersene, comincia a raccontare: la scuola, gli alunni, il figlio lontano, le telefonate normali, le ricette, le finestre rotte, i piccoli incidenti domestici. Tutto sembra ordinario. Tutto, invece, è attraversato da un pericolo costante.

Il titolo è la chiave più crudele: l’ansia non è disordine emotivo, ma organizzazione della paura. È il calcolo continuo di ciò che si può dire e di ciò che è meglio tacere. È il tentativo di proteggere un figlio, di salvare un’immagine familiare, di trovare una spiegazione anche all’inspiegabile. È la prigione invisibile di chi impara a sopravvivere dentro una relazione che consuma, isola, colpevolizza.

Con una scrittura tagliente, capace di alternare ironia e abisso, Gianfranco “Onatzirò” Obinu costruisce un testo che non concede comode distanze. La violenza non è un fatto di cronaca da commentare dopo, davanti a un caffè. È un linguaggio, un sistema, un veleno quotidiano che può abitare dietro una porta chiusa, accanto a un sorriso, dentro una famiglia apparentemente normale.

Story board di Un'ansia organizzata
Story board di Un'ansia organizzata
Primo piano di Laura Bozzi
Primo piano di Laura Bozzi

Un letto matrimoniale a centro palco. Lei che dorme. Accanto a lei, una forma sotto le coperte. A un lato del palco un seggiolone con un pupazzo seduto. Dall’altra parte un comò. Luci soffuse.

Cosa ci fate qui? Squallidi, ridicoli voyeur! Sempre pronti a frugare fra le lenzuola della gente, a caccia di piccole storie pruriginose. Instancabili lettori di orridi drammi familiari, da commentare con amiche e amici davanti a un caffè o ad una birra. Voi, così veloci nel gettare sul mostro del giorno tutto il vostro disprezzo, incapaci di vedere i mostri che generate. Venite! Accomodatevi! Mi casa es tu casa!

Lui sta ancora dormendo, è stata una giornata stancante poverino! Sapete com’è, hanno cambiato il sistema di fatturazione ed è andato tutto a rotoli. In questo periodo poi! Chiusura di bilancio! Certo, quando è tornato si è fatto una bella doccia calda, un po’ di notizie sportive in tv, cena, scopatina veloce e, via, dormire. Fra qualche minuto si sveglierà boccheggiando. Striscerà fino al bagno, inconsapevole dell’universo intorno a lui … e rientrerà in camera sorridendo. Lui entra sempre con il sorriso. Entra nella nostra vita con il sorriso, nella nostra giornata con il sorriso. Tu ti svegli che hai già l’ansia di come andrà la giornata, di cosa succederà, di come gestirai le sue crisi d’identità, le sue violente insicurezze e le tue, banali, quotidianità. La tua, la tua, è un’ansia organizzata. Ansia da sopravvivenza.

Stamane, ad esempio, è andata alla grande. Alla grande! Sono arrivata in classe piena dei soliti buoni propositi: interrogare le piccole puzzole - non ho ancora capito come diamine fanno a sopravvivere al proprio odore e a quello delle altre piccole puzzole, devono essere prive di olfatto – dicevo, mi riproponevo di interrogare le piccole puzzole che dovevano recuperare qualche insufficienza e poi spiegare un po’ di grammatica … ma la Caputo ha pianto tutta la mattina, perché l’ho sgridata, e Latini stava per accecare il vicino di banco con una matita. Un disastro evitato per un pelo! Perché l’ho sgridata, mi direte, te la sei cercata, mi direte. Ma no! Era inevitabile. Lei è una piccola puzzola affetta da confusione cronica. Era arrivata in classe senza il materiale, affermando di essere convinta che oggi ci fossero altre materie. Ieri, al compito di analisi del periodo, ha scritto che Manzoni era un verbo!!!