Brevi che ti passa

Il gangster cala una scala reale
Il gangster cala una scala reale

SCANDALO A CORTE

Sono racconti che non cercano soltanto di “raccontare una storia”, ma di creare un meccanismo: una traiettoria breve, precisa, capace di sorprendere, spiazzare e lasciare un’eco dopo l’ultima riga.

“Ti amo!”, “Anch’io ti amo”.

Si erano scambiati sguardi languidi, dolci toccamenti e baci frettolosi, lievemente poggiati l’uno sull’altra, contro il tavolo in legno massello del salotto rustico della villa di campagna. Non era consuetudine della loro classe sociale, né segno di buona creanza, abbandonarsi ad affettuosità così esplicite. Tantomeno in pubblico. Specie con un pubblico così elegante e di rango tanto elevato. Perché, per quanto loro lo desiderassero ardentemente, non erano soli, ma circondati da nobili di pari levatura, se non addirittura superiore. Eppure il fuoco del loro amore era tale da fargli perdere di vista le regole più elementari dell’etichetta e a condurli per i sentieri torbidi della passione più travolgente. Obnubilati dal loro ardore speravano di non essere notati, nella gran confusione della festa di gala cui stavano partecipando.

La paura ci porta talvolta a fare scelte estreme. A compiere gesti avventati. A commettere degli errori di valutazione. Quello fu il suo errore.

Il mondo intero sembrò ribaltarsi intorno a lui e, per un momento, parve perdere i sensi. Non fece in tempo a capire cosa stesse succedendo. Vide solo quegli occhi sottili, stretti come fessure, che lo fissavano freddi. Senz’anima. E quelle mani. Quelle mani! Forti. Rapide. Decise. Fu afferrato con un gesto risoluto, separato in modo brusco dalla sua dama e dagli altri ospiti e sbattuto con violenza contro quel tavolo in legno che, fino a solo pochi minuti prima, era stato per loro una scomoda, ma accogliente, alcova.

Il viso del gangster si illuminò di un sorriso maligno, grondante arrogante vittoria. Poi un sussurro: “Scala reale!”

Gli amanti si baciano
Gli amanti si baciano

Nei racconti brevi di Gianfranco Onatzirò Obinu la scrittura si muove tra registri molto diversi, mantenendo però una forte impronta teatrale. La parola non descrive soltanto: mette in scena. A volte accompagna il lettore dentro una percezione fisica, quasi sensoriale, fino a rovesciarne il punto di vista; altre volte costruisce dialoghi serrati, paradossali, attraversati da humour nero, giochi linguistici e improvvise deviazioni dell’assurdo.

Il suo stile alterna tensione narrativa e ironia, concretezza e straniamento. Anche nei testi più brevi, l’effetto è spesso quello di una piccola scena: una voce, un ritmo, un’immagine iniziale che si incrina progressivamente e conduce il lettore verso un cambio di prospettiva. Il quotidiano può diventare grottesco, il comico può aprirsi al perturbante, il dolore può assumere una forma inattesa.

Un simile scandalo, però, non poteva passare inosservato. Così una dama di corporatura robusta, addobbata come un albero di natale ed infilata a forza in un pesante abito di colore blu scuro finemente ricamato in oro, che si trovava a non troppa distanza dai due improvvidi amanti e ancor più vicino ad un signorotto biondo e boccolutto dallo sguardo un po’ assente, iniziò a commentare ad alta voce, per essere udita da quest’ultimo.

“Che vergogna! Certa gente non ha proprio pudore! Abbandonarsi a simili sconcezze. E in presenza di Sua Maestà e della sua corte, poi! Giovani senza onore e senza futuro! Dovrebbero tagliargli la testa! Ai miei tempi a lui avrebbero tagliato la testa e lei l’avrebbero rinchiusa in un convento di monache di clausura! Ma dov’è la sua tutrice? Lei andrebbe frustata. Ecco, frustata!”

Il fiume di parole si rovesciò senza pietà sul povero cavaliere boccolutto il quale, perso in chissà quali pensieri, non fece una piega e si limitò a continuare a fissare un qualche punto lontano, arricciandosi con noncuranza i sottili baffetti ben curati e ricurvi come le corna di un bufalo.

Il minaccioso discorso raggiunse anche le orecchie dei due focosi amanti sui quali ebbe, però, un effetto ben diverso. In particolare sul bel cavaliere dallo sguardo fiero.

Scrutò intorno la sala nervosamente per vedere se, in mezzo a tanta folla, vi fosse una qualche via di fuga, da poter prendere qualora gli eventi iniziassero a precipitare. Non era tanto l’idea della morte, a spaventarlo, quanto quella di perdere la sua amata. Scorse il sovrano poco più in là, intento a conversare amabilmente con la sua regina. Entrambi distratti. Forse potevano scivolare alle loro spalle. Forse potevano farcela ...

La dama robusta protesta
La dama robusta protesta
Il cavaliere boccoluto finge di non sentire. Gli amanti pensano a una via di fuga
Il cavaliere boccoluto finge di non sentire. Gli amanti pensano a una via di fuga