
Dove la parola prende corpo
TEATRO
Nel teatro la parola smette di essere soltanto scritta, pensata o ricordata. Diventa corpo, respiro, movimento, presenza. Si misura con la luce, con il silenzio, con l’altro attore, con lo sguardo di chi ascolta.
Per Onatzirò il palcoscenico è il luogo in cui ogni testo chiede di essere abitato fino in fondo. Non soltanto interpretato, ma attraversato. Nei grandi autori ha incontrato uomini fragili, arroganti, ridicoli, feriti, innamorati, sconfitti o ancora ostinatamente in piedi: personaggi che portano in scena le contraddizioni più vive dell’essere umano.
Da Ibsen a Tennessee Williams, da Steinbeck a Jane Austen, da Gogol a Molière, da Sofocle alla drammaturgia contemporanea, il suo percorso teatrale si muove tra classici, riscritture, testi civili, commedie amare e racconti corali. Ogni ruolo diventa una diversa possibilità di dare forma alla parola: con il corpo, con la voce, con il tempo dell’attesa, con l’ironia, con la ferita.
Il teatro, più di ogni altro luogo, gli ha insegnato che una storia non esiste davvero finché qualcuno non la pronuncia davanti a qualcun altro. E che ogni personaggio, anche il più lontano, comincia a vivere quando smette di essere maschera e diventa domanda.
Questa sezione raccoglie alcune delle esperienze teatrali di Onatzirò: incontri con compagnie, registi, autori e personaggi che hanno trasformato la parola in scena e la scena in memoria viva.
THE ELEPHANT MAN
The elephant man è un’opera basata su una dolorosa e toccante storia realmente accaduta, un’opera di estrema delicatezza e soave poesia, lontanissima da compiacimenti o buonismi estetici.
Siamo a Londra nel 1884. Jonh Merrick è un’attrazione da circo sotto il nome di Elephant man, ai servizi del meschino Mr. Byte, e ha il volto deformato da una malattia che lo rende ripugnante alla vista. Il generoso Dottor Treves riesce a trasferirlo in ospedale per provare a capire le origini della sua malattia e per cercare in qualche modo di curarlo.
Quando scopre che John, non solo è in grado di leggere, ma è anche un uomo colto, gentile e raffinato, lo trasforma in un protagonista della Londra Vittoriana.
Dello scandire della storia, ci piace sottolineare la fiera difesa della diversità al cospetto di una visione estremamente negativa sulla natura umana. Oppure la riflessione sul destino imperscrutabile e sull’importanza dell’apparenza, dove l’uomo sembra basare le proprie concezioni su un’idea canonizzata di bellezza.
I momenti onirici del prologo e dell’epilogo, ci rimandano alla ricerca di una giustificazione del mistero naturale che contraddistingue il protagonista.
Onatzirò è l'uomo forzuto, il Dottor Thomas, un ubriaco, un passante





















EVA CONTRO EVA 2026
Nel 2025 la compagnia Giardini dell'Arte riporta in scena lo spettacolo "Eva contro Eva", tratto dal romanzo di Mary Orr nella versione italiana di Maurizio Panici e Marzia G. Lea Pacella, sempre con la regia di Marco Lombardi,.
Per questa edizione il cast è composto da:
Laura Bozzi (Margo Channings); Rosanna Reccia (Eva Harrington); Chiara Foianesi (Karen Richards); Francesco Falsettini (Bill Sampson); Aldo Innocenti (Addison DeWitt); Brenda Potenza/Sandra Bonciani (Birdie); Massimo Blaco (Max Fabian); Matelda Giachi (Claudia Caswell/Phoebe).
Costumi: Fiamma Mariscotti. Musiche: Marco Simoni. Scenografia: Marco Salvatori.
Onatzirò questa volta è Lloyd Richards















CALCIO INVENZIONE INFINITA
Il 4 ottobre 2025 va in scena al Teatro Verdi di Firenze Calcio invenzione infinita, spettacolo diretto da Marco Lombardi e interpretato dalla compagnia Giardini dell’Arte.
Tratto dall’omonimo libro di Sandro Picchi e Marco Viani, lo spettacolo porta sul palcoscenico la storia del calcio trasformandola in un racconto corale fatto di teatro, musica dal vivo e danza. Non una semplice successione di imprese sportive, ma un viaggio attraverso personaggi, intuizioni, miti e vicende umane che hanno reso il calcio un fenomeno capace di attraversare epoche, culture e generazioni.
Onatzirò prende parte al coro della produzione, all’interno di un ensemble di circa trenta artisti tra attori, cantanti e danzatori. Il coro narrante costituisce uno degli elementi centrali della messinscena: una presenza collettiva che accompagna il racconto e dà voce alle molte storie che compongono questo viaggio nella memoria e nell’immaginario del gioco più popolare del mondo.
Interpreta anche un piccolissimo monologo dedicato a Gigi Riva e allo storico scudetto del Cagliari. Un passaggio breve nel quale il racconto sportivo incontra le sue radici sarde.
È la storia di Gigi Riva, “Rombo di Tuono”, campione solitario e silenzioso che scelse la Sardegna, e di Manlio Scopigno, il filosofo fatalista che dalla panchina guidò il Cagliari alla vittoria del campionato.
Nella voce di Onatzirò quella storia assume anche un significato intimo: non è semplicemente il racconto di una squadra e di uno scudetto irripetibile, ma quello della “mia Sardegna” e del “mio Cagliari”
Lo spettacolo nasce anche con una finalità solidale. Promosso da Firenze con Te ODV, ha sostenuto un progetto dedicato alla formazione di assistenti personali per favorire la libertà e l’autonomia delle persone con gravi disabilità.








UOMINI E TOPI
Dal capolavoro di John Steinbeck, nella versione italiana di Luigi Squarzina, Uomini e topi porta in scena la storia di George e Lennie, due braccianti stagionali in viaggio attraverso l’America della Grande Depressione. Due uomini soli, legati da un’amicizia profonda e da un sogno semplice e ostinato: mettere da parte abbastanza denaro per comprare un piccolo pezzo di terra e conquistare finalmente una vita propria.
George è la mente, la guida, colui che protegge. Lennie ha la forza di un gigante e la fragilità di un bambino. In un mondo duro, popolato da uomini sconfitti, esclusi e affamati di futuro, il loro legame rappresenta un’eccezione: la possibilità, forse l’illusione, di non essere completamente soli.
Ma il sogno, in Steinbeck, porta già dentro di sé il presagio della sua fine.
Con la regia di Marco Lombardi, la Compagnia Giardini dell’Arte restituisce tutta la forza e l’umanità di un testo in cui amicizia, solitudine, emarginazione e desiderio di libertà si intrecciano fino a un epilogo inevitabile e doloroso.
Dal debutto, lo spettacolo ha attraversato teatri e festival in tutta Italia, superando le venti repliche e ottenendo numerosi riconoscimenti da giurie tecniche e pubblico. Tra questi, il primo premio al 77° Festival GAD di Pesaro, il Premio Città di San Miniato e diversi premi per lo spettacolo, la regia, la scenografia e le interpretazioni
Onatzirò è Curlson



LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
La gatta sul tetto che scotta, capolavoro di Tennessee Williams, porta sulla scena una famiglia riunita intorno a un patriarca malato e a un’eredità che tutti sembrano già contendersi. Ma sotto la superficie degli interessi economici si agitano ferite più profonde: desideri repressi, menzogne, rancori e verità che nessuno vuole davvero affrontare.
Al centro, Brick e Maggie. Lui chiuso nel silenzio e nell’alcol; lei ostinatamente aggrappata a un amore che sembra sfuggirle. Intorno a loro, la famiglia Pollitt trasforma una festa di compleanno in una resa dei conti, dove l’ipocrisia diventa il linguaggio comune e ogni rapporto mostra le proprie crepe.
Lo spettacolo ha attraversato diversi palcoscenici italiani, ottenendo anche il Premio Speciale della Giuria e il Premio del Pubblico alla XXVI edizione di Vetrina Teatro. Un riconoscimento alla forza di una messa in scena capace di restituire tutta la tensione, la fragilità e la ferocia emotiva del testo di Williams.
Onatzirò è il Dottor Baugh, chiamato a portare nella casa una verità che nessuno sembra pronto ad accettare





UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO
Un tram che si chiama desiderio porta in scena uno dei testi più potenti e inquieti di Tennessee Williams: un dramma di passioni, fragilità e identità in conflitto.
Al centro della storia, l’incontro esplosivo tra mondi opposti: il bisogno di essere amati, la paura della verità, la violenza del desiderio e l’impossibilità di sottrarsi fino in fondo al proprio passato. In un’atmosfera tesa, sensuale e claustrofobica, i personaggi si muovono lungo il confine sottile tra illusione e realtà, cercando disperatamente un equilibrio che continua a sfuggire.
Con la regia di Marco Lombardi, la compagnia Giardini dell’Arte restituisce tutta la forza emotiva del testo di Williams, trasformando la scena in un luogo di scontro, attrazione e progressiva disgregazione, dove ogni personaggio è costretto a confrontarsi con ciò che desidera e con ciò che teme di più.
Onatzirò è Steve




CASA DI BAMBOLA
Marco Lombardi, regista di questa messa in scena del 2019, scriveva:
"La pubblicazione di Casa di Bambola, nel 1879, suscitò grande scalpore. Come poteva essere altrimenti. Ibsen, prendendo spunto da una storia vera, andò ad attaccare quella che era la visione ottusa e ipocrita sulla quale si fondava la società dell’epoca, partendo dalla smitizzazione del matrimonio e conseguentemente della famiglia, fino ad arrivare al mondo del lavoro e della rispettabilità sociale nel suo insieme.
Nora, la protagonista di Casa di Bambola, con il suo gesto rivoluzionario e di grande moralità, determina i destini degli altri quattro personaggi della storia. In ognuno di loro c’è un istinto di sopravvivenza che esalta, in modi diversi, i propri bisogni e le proprie paure.
Nora, con la sua scelta, orienta le loro vite verso un naufragio o verso la salvezza dal naufragio stesso.
Tutto questo mi ha fatto riflettere sulla contemporaneità dell’opera. Nora vive, agisce, pensa nel nostro tempo, come se i centoquarant’anni dall’uscita del capolavoro ibseniano non fossero mai trascorsi.
L’idea quindi, è quella di rappresentare una storia senza tempo, collocata in uno qualsiasi di questi centoquarant’anni, avvicinata al nostro periodo storico dalla scelta di una modernità scenografica, e nell’interazione fisica fra i personaggi."
Le foto di scena sono di Marco Donati.
Onatzirò è il Dr. Rank











OLTRE IL FILO
Oltre il filo è un viaggio teatrale nei luoghi in cui la democrazia si spezza e i diritti cessano di essere garantiti.
Guidati da un professore di Scienza della democrazia, gli spettatori attraversano, insieme ai suoi studenti, confini geografici e storici: dai campi di concentramento del passato ai luoghi contemporanei della segregazione, della repressione e della privazione della libertà.
Sud Sudan, Guantanamo, Bosnia, Cina, Russia, Auschwitz: tappe diverse di una stessa domanda, urgente e scomoda. Quanto è fragile un diritto, quando smettiamo di difenderlo?
Scritto da Roberto Zatini e portato in scena dalla compagnia Il Teatro dell’Inutile, per la regia di Daniele Torrini e Onatzirò come aiuto regista, Oltre il filo è uno spettacolo sulla memoria, ma soprattutto sulla responsabilità del presente. Perché il filo che separa la libertà dalla sua negazione è spesso più sottile di quanto immaginiamo.
Onatzirò è il professore di Scienza della Democrazia










RAGIONE E SENTIMENTO
Il regista Marco Lombardi, nel presentare la geniale e colossale messa in scena di Ragione e Sentimento dei Giardini dell’Arte, scriveva:
“La nostra sfida, è quella di portare su un palco quello che riteniamo un romanzo straordinario. Jean Austen ha conquistato milioni di lettori con Ragione e Sentimento, e l’idea ci è venuta rivedendo la straordinaria riproposizione cinematografica degli anni ’90, che ha restituito maggior visibilità a l’ancor più famoso romanzo. Senza voler stravolgere una bellissima storia che trova al suo interno una varietà infinita di spunti di riflessione e perché no, momenti di ilarità legati anche all’esasperazione del cinismo dell’aristocrazia dell’epoca, il nostro percorso ci porta verso una riproduzione pressoché fedele della storia, con un cast di quindici attori, costumi d’epoca e una scenografia semplice ma efficace, con l’obiettivo di far respirare i profumi di quel meraviglioso periodo storico.
A completare il tutto, le musiche originali di uno straordinario compositore, e il supporto tecnico di vari professionisti.
Con questa nuova sfida, speriamo di ripetere i successi del nostro recente passato.
Ci gratifica molto l’incoscienza creativa con la quale tentiamo sempre di proporre testi al di fuori dall’usuale.”
La storia ci racconta che la sfida è stata vinta.
Onatzirò è Sir John Middleton










FERDINANDO
Ferdinando è una delle opere più celebri di Annibale Ruccello, drammaturgo tra i principali esponenti della nuova scena teatrale napoletana degli anni Ottanta. Rappresentato per la prima volta nel 1986, il testo è ambientato nell’agosto del 1870, poco dopo l’Unità d’Italia.
In una villa della campagna vesuviana vive isolata Donna Clotilde, baronessa borbonica che rifiuta il nuovo ordine politico e sociale. Con lei abitano la cugina Gesualda e Don Catellino, il prete di famiglia. L’arrivo del giovane Ferdinando, affascinante e ambiguo, sconvolge il precario equilibrio della casa: seducendo tutti i personaggi, porta alla luce desideri repressi, ipocrisie, rivalità e segreti.
Attraverso un intreccio che unisce comicità, sensualità e tragedia, Ruccello racconta la decadenza dell’aristocrazia borbonica e il difficile passaggio verso la nuova società italiana. Il linguaggio, che mescola italiano e dialetto napoletano, diventa espressione del conflitto tra identità, potere e trasformazione storica.
Onatzirò è Don Catello












LA CUCINA SOTT'ACQUA



L’alluvione del 4 novembre 1966, più di altri eventi drammatici, ha fatto da spartiacque tra un prima e un dopo nei ricordi della gente di Firenze e dintorni. Tutti ricordiamo o abbiamo visto le immagini del centro storico di Firenze invaso dalla furia delle acque ed i capolavori d’arte in balia del fango e dalla nafta, immagini che hanno fatto il giro del mondo.
Quello che forse non è si è raccontato ancora abbastanza è come l’alluvione è entrata nelle case delle famiglie, portandosi via le cose piccole e grandi, rivelando le persone fragili e indifese, colpendole nell’intimo per sempre.
Come ha vissuto l’alluvione una famiglia di Sieci, una piccola frazione del comune di Pontassieve che si sviluppa lungo l'Arno, a monte di Firenze? Nessuna opera d’arte, qui il patrimonio è composto da qualche vestito, una radio, la cucina economica, i pochi risparmi da salvare, insieme a quattro mura fresche di pittura e appena prese in affitto e alla nuova mobilia non ancora consegnata ma già ricoperta di fango … e di cambiali!
Lo spettacolo narra una storia semplice: Piero è un membro attivissimo del locale Partito Comunista, nonché consigliere comunale. La sera del 3 novembre esce per controllare continuamente la situazione dell’Arno, deve capire se anche quella notte il fiume farà i capricci narrati dai cantastorie oppure se stavolta si va tutti sotto!
Il figlio Moreno è fuori casa, è uscito in auto per andare dalla fidanzata a Compiobbi. Riuscirà a rientrare o corre qualche pericolo?
Lina, moglie di Piero, è in casa con i genitori anziani, nonno Luigi e nonna Enrichetta, e la figlia Carla a disfare gli scatoloni del trasloco e si dibatte tra la preoccupazione per il figlio, un pensiero alla diga di Levane e uno ai mobili nuovi già comprati, in particolare una cucina nuova di zecca, che stazionano in un magazzino al piano terra e dovrebbero essere consegnati l’indomani.
Ma stavolta la piena arriva davvero, con tutte le sue conseguenze…
Onatzirò è Nonno Luigi
















Il cast
Corifeo: Marco Bartolini; Antigone: Luisa di Valvasone; Ismène: Marina Bambi; Guardia (e nunzio): Giorgio Della Pergola; Emone: Daniele Torrini; Tirèsia: Filippo Catelani; Euridice: Ilda Fusco
EVA CONTRO EVA











HEDDA GABLER
Hedda Gabler, scritto da Henrik Ibsen nel 1890, è un capolavoro del teatro moderno.
Hedda, figlia del defunto e autoritario Generale Gabler, ha sposato senza amore Jørgen Tesman, un accademico mediocre ma devoto. Al ritorno da una lunga luna di miele, Hedda si rende conto di essere incinta e di non avere alcuno stimolo per la nuova vita che la attende.
La situazione precipita con l'arrivo di due figure del suo passato: l'ex amante Eilert Løvborg, un brillante ma sregolato scrittore nonché rivale di Tesman, e l'ambiguo assessore Brack, che tenta di ricattarla. Invidiosa della libertà di Løvborg e desiderosa di esercitare il proprio potere sulle vite altrui, Hedda spinge subdolamente l'uomo all'autodistruzione, regalandogli una delle pistole appartenute al padre.
Quando l'assessore Brack scopre la verità sull'arma e cerca di usarla per costringerla a cedere ai suoi ricatti, Hedda, incapace di accettare il disonore e la sottomissione, si suicida sparandosi alla tempia.
Onatzirò è l'assessore Brack



















Nel luglio 2014 Onatzirò prende parte a Versus – l’eterna lotta, spettacolo interattivo scritto dalla immaginifica e prolifica penna di Alessandro Riccio, e da lui diretto, andato in scena il 25 e 26 luglio presso l’Antica Badia a Settimo di Scandicci.
Più che una rappresentazione tradizionale, Versus è un’esperienza teatrale immersiva: una grande caccia al tesoro notturna in cui lo spettatore viene condotto dentro la storia, chiamato a seguirne le tracce, decifrarne i segni e attraversarne fisicamente gli spazi.
Il cuore dello spettacolo è l’eterna opposizione tra bene e male, luce e ombra, scelta e destino. Una tensione antica, quasi mitologica, che trova nella Badia a Settimo una cornice ideale: pietra, memoria, silenzio e mistero diventano parte integrante della narrazione.
In questo percorso, il teatro si apre al gioco, al rito e all’esplorazione. Il pubblico non guarda soltanto: entra in relazione con i luoghi, con i personaggi e con gli indizi disseminati lungo il cammino, diventando parte attiva di una vicenda sospesa tra realtà e immaginazione.
Onatzirò è il fauno, figura ambigua e simbolica, legata alla natura, all’istinto, alla seduzione e al confine sottile tra umano e animale.












L'ISPETTORE GENERALE
Negli anni 2013/2014 Onatzirò, sempre sotto la guida di Maria Paola Sacchetti, Onatzirò approfondisce le tecniche di messa in scena di uno spettacolo.
L'ispettore generale è il risultato di quel lavoro.
L'ispettore generale (noto anche come Il revisore) è un celebre capolavoro teatrale satirico scritto da Nikolaj Gogol' nel 1836. È una commedia degli equivoci in cui la corruzione e la meschinità della burocrazia russa vengono smascherate quando un giovane squattrinato di passaggio viene scambiato per un temuto ispettore di stato.
L’opera mantiene intatta ancora oggi la sua avvilente attualità
La storia si svolge in una piccola e corrotta cittadina della Russia zarista, dove i funzionari locali vivono nel terrore di un'ispezione a sorpresa da parte del governo centrale. Quando il Podestà riceve la notizia dell'arrivo imminente di un revisore in incognito, nel paese scoppia il panico.
Contemporaneamente, in una locanda, alloggia Ivan Chlestakov, un giovane e squattrinato impiegato di Pietroburgo. A causa di un malinteso, i notabili del paese lo scambiano per l'ispettore generale e cercano in ogni modo di ingraziarselo. Chlestakov, approfittando della situazione, si fa prestare denaro, viene coperto di regali e si finge un importante uomo di stato, per poi fuggire via poco prima che l'inganno venga svelato dall'arrivo del vero ispettore.
Onatzirò è il sindaco della cittadina










TARTUFO
Nel 2012 Onatzirò decide di riprendere in mano gli studi di dizione e recitazione e frequenta un corso a Firenze tenuto dall’attrice e insegnante teatrale Maria Paola Sacchetti. Quell’esperienza lo metterà in contatto con persone straordinarie con le quali condividerà in seguito parte del suo cammino artistico
Il Tartufo è lo spettacolo di fine corso.
Tartuffe ou l'Imposteur, in italiano Il Tartufo, è una delle commedie più celebri e rappresentate di Molière, scritta nel 1664. È una feroce satira contro l'ipocrisia religiosa e il moralismo fanatico, incentrata su un falso devoto che plagia e raggira un ricco borghese.
Il protagonista, Tartufo, viene accolto in casa da Orgone, un benestante parigino. Sotto una maschera di profonda pietà e devozione, Tartufo riesce a manipolare completamente il suo benefattore, fino a convincerlo a cedergli i suoi beni e a promettergli in sposa la figlia Marianna. Mentre la serva Dorina e i familiari cercano invano di aprire gli occhi a Orgone, la moglie Elmira decide di smascherare l'ipocrita organizzando un incontro in cui Tartufo tenta di sedurla.
Orgone, nascosto sotto un tavolo, assiste al tradimento del suo "sant'uomo", ma la reazione di Tartufo è quella di rivendicare la proprietà della casa, cacciando la famiglia. L'opera si conclude con un deus ex machina, ovvero l'intervento saggio e provvidenziale del Re Luigi XIV (rappresentato da un ufficiale), che fa arrestare l'impostore e restituisce i beni alla famiglia di Orgone.
Onatzirò è Orgone







Siamo nella seconda metà del XIX secolo e tra il 1860 e il 1863 l’Italia è nel pieno del suo processo di unificazione nelle salde mani dei Savoia; un processo che come vedremo non sarà indolore e che porterà il nostro paese a manifestare molti di quegli atteggiamenti che ingenereranno un percorso a doppio binario tra il nord e il sud dell’Italia, le cui conseguenze sono - ahime! - evidenti tutt’oggi.
Nasce la cosiddetta "Questione Meridionale", che figlia dell’incompetenza e dell’immaturità politica delle classi dirigenti dell’epoca (ma non solo), vedrà tra le sue manifestazioni più note il cosiddetto fenomeno del brigantaggio. In un sud Italia deluso e tradito, prima dalle promesse di Garibaldi e dei suoi mille e i cui episodi sono stati a lungo dimenticati dalla storiografia tradizionale, e poi dai cosiddetti “torinesi”, si sviluppa un movimento di protesta che pian piano diventa un grido disperato e armato, nei confronti di quel nuovo invasore che in maniera subdola si era sostituito a quello borbonico precedente, forse troppo velocemente bistrattato e accantonato.












BRIGANTI!...PARTIGIANI IN MINORE






