BRANI SINGOLI

MALEDETTA MEMORIA

L’avevo messo qua,

lo giuro, l’avevo messo qua!

Folletti e Leprecauni

mi spostano le cose

nascondono gli oggetti

e non li trovo più

E le fatine,

che vili! mi soffiano sul viso

la polvere dei sogni

così confondo i luoghi

e non mi trovo più!

Ogni mattina, sai

sempre la stessa storia

mi reco in bagno, scalzo

e mi risciacquo il viso

riattivo la memoria

così mi guardo i piedi e le ciabatte?

Dove sono non lo so!

L’avevo messo qua,

lo giuro, l’avevo messo qua!

Folletti e Leprecauni

mi spostano le cose

nascondono gli oggetti

e non li trovo più

E le fatine,

che vili! mi soffiano sul viso

la polvere dei sogni

così confondo i luoghi

e non mi trovo più!

Vado in cucina

ed io lo so che c’è un motivo

ci son venuto, a posta

mica per caso

avevo chiaro l’obiettivo

riconto i passi, ed apro il frigo

Ma cosa cerco non lo so

Qualcosa non torna nella mia testa

O è il mondo che cambia, che non si arresta

So solo che il dubbio, ormai mi tempesta

Chi sono?

Che voglio?

Che cerco?

La pace che bramo

Qui non c’è più!

L’avevo messo qua,

lo giuro, l’avevo messo qua!

Folletti e Leprecauni

mi spostano le cose

nascondono gli oggetti

e non li trovo più

E le fatine,

che vili! mi soffiano sul viso

la polvere dei sogni

così confondo i luoghi

e non mi trovo più!

La memoria, a volte, non scompare: si nasconde.

Maledetta memoria è una sorta di “bonus track” giocosa e delicata, costruita come un piccolo numero da cabaret anni Cinquanta. Il tono è leggero, quasi da avanspettacolo: folletti, leprecauni e fatine dispettose diventano i colpevoli immaginari di oggetti spariti, ciabatte introvabili, stanze raggiunte senza ricordare perché.

Dietro il sorriso, però, affiora un tema fragile e profondamente umano: quello della memoria che comincia a perdere colpi, del pensiero che inciampa, della quotidianità che improvvisamente si riempie di piccole assenze. Il dramma della demenza senile incipiente viene trasformato in un siparietto dolceamaro, dove la paura non viene negata, ma addolcita dalla fantasia.

Il protagonista cerca, si interroga, si arrabbia, ride di sé. E in quel continuo “l’avevo messo qua” c’è tutta la tenerezza di chi prova a tenere insieme il mondo con le parole, anche quando il mondo comincia a spostarsi da solo.

Leggera solo in apparenza, Maledetta memoria chiude il percorso con un sorriso fragile: quello di chi sa che dimenticare può fare paura, ma sa anche che l’ironia, finché resta, è una piccola forma di resistenza.

Cover Maledetta memoria
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LA LUNA NEL POZZO

Guardo in fondo al mio pozzo

ma la luna non c’è

Nel profondo del pozzo

la mia luna non c’è

L’hai presa tu

l’hai

portata via

ingenua io

che

sognavo il blu

Ti ho seguita nel pozzo

persa negli occhi tuoi

dentro il tuo mare mosso

la mia luna non c’è

Ancora tu

m’hai

portata via

stupida io

che

sognavo il blu

Soltanto lividi

Lacrime e sale

Nessun abbraccio dolce

che scioglie il cuore.

Parole ruvide

che fanno male

ma questa volta io

guarirò!

Guardo in fondo al mio pozzo

La mia luna dov’è

L’ho lasciato nel pozzo

la luna, quella luna non c’è

Sei sempre tu

l’hai

gettata via

E sola io

ora

inseguo il blu

Inseguo il blu

Cerco la luna nel pozzo

Cerco la luna nel pozzo

Cerco la luna nel pozzo

La luna nel pozzo racconta una storia nata da una grande illusione: la promessa di un amore capace di colorare il futuro di blu.

Ma quel sogno si trasforma lentamente in una prigione fatta di parole che feriscono, solitudine e violenza fisica e morale.

La luna perduta diventa il simbolo di una donna privata della propria luce, che trova però la forza di spezzare il legame, guarire e tornare a inseguire il suo blu.

Cover La luna nel pozzo
Cover La luna nel pozzo
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