Equilibrio instabile
06 NELLA NOTTE LANGUIDA
In questa notte languida di un'estate tiepida
Con una luna timida che si affaccia da dietro i solai
Non riuscivi a credere che una sorte tragica
Ti potesse illudere di stare con lei.
Lei che è senza anima ed ha un corpo splendido
Ma con fare algido ti ha sempre usato e buttato via.
E il tuo ego fragile se ne andava in briciole
Ormai senza alibi ti dicevi un'altra bugia.
Ora non vuoi perdere l'attimo fuggevole
La sua faccia d'angelo quasi sfiora la tua
Così, inconsapevole, nella notte languida
Scordi i tuoi propositi, ti abbandoni a lei.
Come sei ridicolo e farfugli incredulo
Lei sorride affabile mentre si divincola.
Tu indietreggi madido di sudore gelido
E ti senti squallido, un maiale sordido.
Hai frainteso, mugola, non volevo illuderti
Ti chiedevo, scusami, solo un po' di coccole.
L'alba arriva rapida col suo sole pallido
E ti scopre attonito che rifletti su ciò che non sai.
Ti era parsa docile, quasi malleabile
Ma eran solo bubbole le tue fantasie.
Ora fissi gli alluci sempre meno vigile
Chiudi gli occhi placido non sai neanche più dove sei.
Hai imparato subito: bisognava attendere
Ma domani, sibili, ci riproverai!
Ci sono errori dai quali impariamo qualcosa. E poi ci sono quelli che ci insegnano tutto.
Sappiamo come finirà. Lo sappiamo mentre accade, lo sappiamo quando ci ripensiamo il giorno dopo e lo sappiamo ancora meglio quando promettiamo a noi stessi che non ci cascheremo più. Analizziamo ogni dettaglio, individuiamo le trappole, riconosciamo le illusioni, smascheriamo gli autoinganni. Diventiamo esperti delle nostre sconfitte.
Eppure non basta.
Perché la conoscenza e la saggezza non sono la stessa cosa.
Nella notte languida è il racconto di quel meraviglioso cortocircuito che ci rende umani: la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che continuiamo ostinatamente a fare. È un piccolo vaudeville sentimentale in cui l'intelligenza osserva con rassegnazione il cuore mentre si dirige, ancora una volta, verso lo stesso precipizio.
E così, quando arriva l'alba, il protagonista possiede finalmente tutto ciò che gli serviva per evitare il prossimo errore. Ha capito. Ha riflettuto. Ha imparato.
Ma domani ci riproverà.
E forse è proprio questa l'ultima, irresistibile, drammatica, amara comicità di stampo Beckettiano della condizione umana: passare la vita a diventare sempre più consapevoli delle nostre debolezze senza riuscire mai a rinunciare del tutto ad esse.


