Equilibrio instabile

13 MALEDETTA MEMORIA

L’avevo messo qua,

lo giuro, l’avevo messo qua!

Folletti e Leprecauni

mi spostano le cose

nascondono gli oggetti

e non li trovo più

E le fatine,

che vili! mi soffiano sul viso

la polvere dei sogni

così confondo i luoghi

e non mi trovo più!

Ogni mattina, sai

sempre la stessa storia

mi reco in bagno, scalzo

e mi risciacquo il viso

riattivo la memoria

così mi guardo i piedi e le ciabatte?

Dove sono non lo so!

L’avevo messo qua,

lo giuro, l’avevo messo qua!

Folletti e Leprecauni

mi spostano le cose

nascondono gli oggetti

e non li trovo più

E le fatine,

che vili! mi soffiano sul viso

la polvere dei sogni

così confondo i luoghi

e non mi trovo più!

Vado in cucina

ed io lo so che c’è un motivo

ci son venuto, a posta

mica per caso

avevo chiaro l’obiettivo

riconto i passi, ed apro il frigo

Ma cosa cerco non lo so

Qualcosa non torna nella mia testa

O è il mondo che cambia, che non si arresta

So solo che il dubbio, ormai mi tempesta

Chi sono?

Che voglio?

Che cerco?

La pace che bramo

Qui non c’è più!

L’avevo messo qua,

lo giuro, l’avevo messo qua!

Folletti e Leprecauni

mi spostano le cose

nascondono gli oggetti

e non li trovo più

E le fatine,

che vili! mi soffiano sul viso

la polvere dei sogni

così confondo i luoghi

e non mi trovo più!

La memoria, a volte, non scompare: si nasconde.

Maledetta memoria è una sorta di “bonus track” giocosa e delicata, costruita come un piccolo numero da cabaret anni Cinquanta. Il tono è leggero, quasi da avanspettacolo: folletti, leprecauni e fatine dispettose diventano i colpevoli immaginari di oggetti spariti, ciabatte introvabili, stanze raggiunte senza ricordare perché.

Dietro il sorriso, però, affiora un tema fragile e profondamente umano: quello della memoria che comincia a perdere colpi, del pensiero che inciampa, della quotidianità che improvvisamente si riempie di piccole assenze. Il dramma della demenza senile incipiente viene trasformato in un siparietto dolceamaro, dove la paura non viene negata, ma addolcita dalla fantasia.

Il protagonista cerca, si interroga, si arrabbia, ride di sé. E in quel continuo “l’avevo messo qua” c’è tutta la tenerezza di chi prova a tenere insieme il mondo con le parole, anche quando il mondo comincia a spostarsi da solo.

Leggera solo in apparenza, Maledetta memoria chiude il percorso con un sorriso fragile: quello di chi sa che dimenticare può fare paura, ma sa anche che l’ironia, finché resta, è una piccola forma di resistenza.

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