Equilibrio instabile

02 L’URLO

Lacrime, solo brina o rugiada al sole.

Il mattino ha il sale in bocca, non giocare con le parole

Lacrime, un riflesso d’arcobaleno.

Col fioretto della tua lingua questo cuore hai colpito in pieno

E allora grida, grida, forse un urlo ti può salvare

E allora grida, grida la terra intera deve tremare

Lacrime, chiudono il sogno dentro al cassetto.

Niente chiave sotto al cuscino, ragnatele sotto al tappeto

Lacrime, palle senza dentro la neve.

Le cazzate che raccontavi neanche un prete ora se le beve

E allora grida, grida, forse un urlo ti può salvare

E allora grida, grida, sputa l’anima nel bicchiere

Lacrime, fiamme algide lungo il viso,

rughe labili di dolore che cancellano ogni sorriso

Lacrime, fiumi avidi di calore,

di forti abbracci senza fine, per trasformare il nero in colore

E allora grida, grida, forse un urlo ti può salvare

E allora grida, grida, tuffa l’inferno in fondo al mare

Lacrime, stupide perle senza riflesso

Muta la pelle come i serpenti, scarta l’amore e scegli il sesso

Lacrime, stracci di vita gettati via.

Delle tue pentole senza coperchio ti resta solo una fotografia

E allora grida, grida, forse un urlo ti può salvare

E allora grida, grida, sino alla fine senza pensare

E grida, grida, sempre più forte devi gridare

E allora grida, grida, forse un urlo ti può salvare.

Non tutte le lacrime scendono piano, rigando dolcemente il volto.

Alcune graffiano, bruciano, gelano. Altre restano impigliate dove nessuno le vede: sotto un tappeto, dentro un cassetto chiuso, dietro una frase detta bene e pensata male. Sembrano fragili, ma hanno memoria. Ricordano bugie, promesse mancate, amori scambiati per rifugi e diventati stanze senza uscita.

E qui il dolore non chiede permesso. Entra e pretende spazio. Si fa ritmo, corpo, respiro spezzato. Prende tutto ciò che è stato trattenuto troppo a lungo e lo spinge verso l’unica via rimasta: la voce. L’urlo.

Gridare, allora, non è perdere il controllo, è riprenderselo.

È sputare fuori l’anima prima che diventi veleno, tuffare l’inferno dove non possa più comandare, mutare pelle prima che il passato finisca per assomigliare a un destino immutabile.

L’urlo è una canzone che non consola perché non vuole farlo.

Così, mentre la terra trema, qualcosa finalmente si libera.

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