Equilibrio instabile

03 L’IMMENSO

Perduto tra sabbia e cielo

dentro una felpa che non ferma il gelo

attorno innumeri stelle accese

come un groviglio di esche vive

Seduto ai bordi del mondo

vagando nello spazio profondo

un brivido intenso

io sento l'Immenso.

Ci illude di essere speciali

pensare di poter viver sempre soli

ma la via lattea sembra infinita

e altrove forse pulsa diversa vita

Seduto ai bordi del mondo

vagando nello spazio profondo

un brivido intenso

io sento l'Immenso.

Deserti caldi senza confini

e monti al cielo così vicini

eppure sembra solo una palla

la Terra vista da qualche stella

Seduto ai bordi del mondo

vagando nello spazio profondo

un brivido intenso

io sento l'Immenso.

Come teologi del passato

poniamo Gaia al centro del Creato

e non crediamo che sia presente

in altri mondi vita intelligente

Seduto ai bordi del mondo

vagando nello spazio profondo

un brivido intenso

io sento l'Immenso.

Ancora fermo a fissare il vuoto

con questa felpa che non scalda affatto

in un oceano nero che mi abbaglia

come una perla in una conchiglia

Una felpa può bastare contro il freddo della notte, non contro quello dell’universo.

Sotto un cielo troppo grande per essere davvero compreso, l’uomo torna piccolo. Non umiliato, ma ridimensionato. La sabbia, le stelle, il buio, la Via Lattea: ogni cosa sembra ricordargli che il centro del mondo non è mai dove immaginiamo di trovarlo.

L’immenso è una contemplazione sospesa ai bordi del pianeta. Lo sguardo parte dalla Terra, attraversa deserti, montagne e costellazioni, poi si perde in quell’oceano nero che abbaglia più di qualsiasi luce.

E anche le nostre certezze cominciano a incrinarsi: l’idea di essere soli, speciali, necessari; l’antica tentazione di mettere Gaia al centro del Creato; la presunzione di credere che la vita abbia scelto soltanto noi.

Non c’è risposta definitiva in questa canzone. C’è un brivido.

Quello che arriva quando il cielo smette di essere uno sfondo e diventa una domanda. Quando la Terra, vista da lontano, non è più casa, confine o possesso, ma una perla fragile dentro una conchiglia infinita.

E in quel silenzio smisurato, per un istante, si sente l’Immenso.

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