Equilibrio instabile

12 LA GROTTA DI CALIPSO

Ogìgia o Eea in fondo cosa cambia?

qualunque posto sia

non c’è una via d’uscita

tu resti chiuso in gabbia,

in quell’anfratto d’oro

che è un tavolo di sabbia

ma sembra un prato in fiore.

Avvolto nelle liane

di quell’amore osceno,

accarezzavi il mare

sentendolo distante,

e giorno dopo giorno

ti consumavi dentro

nel vortice dei sensi

perennemente al centro

Ma adesso navighi e vai, e coi delfini giochi

non sono il sale o il tempo che allagano i tuoi occhi.

La vela sbatte al vento, cercando nuovi sbocchi,

produce un dolce canto ed infiniti schiocchi!

La dea che s’innamora

non vuol sentir ragione

lei non è te che vuole,

cerca totale devozione.

Ti ha anche promesso il cielo

la giovinezza senza fine

ed il suo talamo immortale

un letto come una prigione

Ti era sembrato un approdo

ed un riparo sicuro

per riposare sereno

dopo un feroce maestrale

ma non sapevi che un giogo

era già stato intagliato

perché a un brillante collare

tu rimanessi legato.

Ma adesso navighi e vai, e coi delfini giochi

non sono il sale o il tempo che allagano i tuoi occhi.

La vela sbatte al vento, cercando nuovi sbocchi,

produce un dolce canto ed infiniti schiocchi!

E c’è voluto uno sforzo in più, forse un segno dal cielo

Per strappar via quelle sbarre di pianto e d’oro

E per squarciare il velo

Stremato reggi saldo il timone sul ponte della Galera

Puntando dritto davanti a te, verso una nuova era.

Ma adesso navighi e vai, e coi delfini giochi

non sono il sale o il tempo che allagano i tuoi occhi.

La vela sbatte al vento, cercando nuovi sbocchi,

produce un dolce canto ed infiniti schiocchi!

Ogigia o Eea, Calipso o Circe: in fondo cosa cambia? Quando l’amore smette di essere approdo e diventa prigionia?

La grotta di Calipso, prendendo le mosse dall’avventura di Ulisse nella grotta di Calipso, narrata nell’Odissea, racconta una fuga necessaria: quella da un amore tossico, seducente, avvolgente, capace di presentarsi come salvezza mentre prepara lentamente la sua gabbia. Un anfratto d’oro, un prato in fiore, un letto immortale: tutto sembra riparo, promessa, incanto. Ma dietro la bellezza si nasconde il giogo. Dietro la devozione richiesta, la perdita di sé.

Ulisse diventa allora una figura profondamente contemporanea. Non più soltanto l’eroe che vuole tornare a casa, ma l’uomo che deve ritrovare la forza di ripartire da un luogo che lo trattiene, lo consola e insieme lo consuma. La dea che ama non libera: pretende. Non cerca l’altro: cerca adorazione. E ciò che sembrava un dono — la quiete, il piacere, perfino l’eternità — si rivela una forma più raffinata di catena.

Cuore del progetto musicale “Una Nuova Era”, questo brano trasforma il mito in una chiave di lettura intima e universale. Racconta il momento in cui si comprende che restare non significa amare di più, ma scomparire lentamente. E che partire, anche stremati, anche feriti, può essere l’unico gesto possibile per tornare vivi.

Nel suo respiro cantautorale intenso, La grotta di Calipso è una canzone di liberazione. La vela che sbatte al vento, i delfini, il mare ritrovato, il timone tenuto saldo: ogni immagine accompagna il passaggio dalla prigione dorata alla rotta aperta.

Non è più il tempo dell’incanto. È il tempo di squarciare il velo, lasciare alle spalle le sbarre di pianto e d’oro, e puntare finalmente lo sguardo verso una nuova era.

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