Equilibrio instabile

07 LA FENICE

Ruòta, tutto intorno ti ruòta

Non temi né sòrte né età

E danza, sorrètta da speranza

Che il tèmpo non ti ferirà

Perché sèi bèlla e lui lo sa

Poi scendi in strada coi sandali ai pièdi

E mòrbida incèdi

fra macchine e tram

E mentre avanzi sfidando il futuro

rimbòmba un tamburo.

È una cumbia, una cumbia che va

Bevi, la vita intera bevi

Sciogliendola nel tuo cointreau

E balla, quell’animo ribèlle

Su un vènto che si poserà

Sopra il suo viso e su questa città

Poi pròvi ancora il tuo nuòvo mascara

E affili le lame

Della sensualità

Pronta a tuffarti fra vicoli scuri

Ascolta i tamburi:

È una cumbia, una cumbia che va

Ridi, spogliandoti lo sfidi

Sèi ingenua soltanto a metà

Lo sfiori, ti cerca e tu scompari

Non vivi in questa realtà … vola fenice va

Canta, la femmina che incanta

Giocando lo stèsso cliché

E voli, nel ballo ti consoli

Ti getti in un altro casquè

In una nòtte che cala per te

E mentre il vènto continua a soffiare

Ti lasci cullare

Dalla vanità

Il fuòco langue e la cumbia si spègne

Nel buio che giunge

Lènto, lènto, lènto un assolo va’.

Lei non attraversa il mondo: lo costringe a ruotarle intorno.

È la donna nella sua forma più piena, luminosa e pericolosa. Bella senza chiedere perdono, sensuale senza diventare preda, vanitosa senza essere fragile, libera senza doverlo dimostrare. Sa quanto vale e pretende che il mondo se ne accorga.

Per questo fa paura.

Perché non si lascia guardare soltanto: guarda. Non occupa lo spazio che le viene concesso: se lo prende. Non interpreta il ruolo che altri hanno scritto per lei: lo riscrive ballando, sorridendo, scegliendo, sparendo quando vuole.

Dentro una cumbia rutilante, veloce, colorata, il brano celebra una femminilità sovrana, fisica e invincibile. Una presenza che sfida il tempo, l’età, la strada, il desiderio e lo sguardo maschile, trasformando ogni passo in un atto di potere.

Lei è la fenice.

Può essere desiderata, temuta, fraintesa, condannata. Ma non posseduta. Non ridotta. Non cancellata.

Perché quando il fuoco sembra spegnersi, è proprio allora che ricomincia a bruciare.

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