Equilibrio instabile

01 HO TROVATO TE

Come falena cieca che si perde e non capisce dove sia

Quell’unico fanale, quella luce che pian piano vola via,

E mille volte resta, mille scappa, mille sembra che poi stia

Sono caduto in basso, lo so bene

È stata solo colpa mia.

Ho preso tanti treni, quante stazioni ho visto non lo so

Paesi su Paesi, tanti da dimenticare in quale sto

Girando come l’elica che prova, ma fermarsi più non può

Un attimo a pensare

Per poter capire

Che mi pensavo solo, ma non ero solo

Che ti credevo altrove e tu eri già in volo

Che agivo da vincente, mentre ero sconfitto

Ma mi hai rimesso al mondo quando ero sfinito

Mi ero già arreso, mi ero congedato

Chiuso i cassetti, ritirato tutto

Pronto a perdere anche me

E poi ho ritrovato te

Mi ero già arreso, mi ero preparato

Al grande salto che cancella tutto

Non vedevo più un perché

E poi ho ritrovato te

Ed io che ero convinto che la vita avesse perso la magia

Che un’alba od un tramonto non suonassero più alcuna melodia

Che avessi ormai raggiunto ogni traguardo e tutto fosse roba mia

Non avevo niente

Chiuso in un presente

Che non ha più passato né vede un futuro

Che ha cinto la passione con un alto muro

Che cerca di evitare il mondo e le persone

E mi hai chiesto prova ancora con una canzone

Mi ero già arreso, mi ero congedato

Chiuso i cassetti, ritirato tutto

Pronto a perdere anche me

E poi ho ritrovato te

Mi ero già arreso, mi ero preparato

Al grande salto che cancella tutto

Non vedevo più un perché

Ma poi ho ritrovato te

Soltanto una falena, ma ora ho la mia candela

Ha attraversato stazioni, città, Paesi, continenti interi. Ha corso molto, ottenuto molto, desiderato e conquistato quasi tutto. Ricchezza, fortuna, potere: ogni cosa sembrava a portata di mano; l’importante era non fermarsi mai.

Perché fermarsi significa ascoltare. E ascoltare può essere più pericoloso che perdere. Rende fragili. E per vincere tutto non si può essere fragili.

Il mondo, allora, diventa una superficie da percorrere, un territorio da usare, una somma di occasioni da piegare alla propria volontà. Si vince, si riparte, si vince ancora. Finché la vittoria non assomiglia più a una conquista, ma a una stanza chiusa, dove niente e nessuno può entrare.

Ho trovato te nasce in quella stanza. Nel momento in cui tutto sembra compiuto, i cassetti sono chiusi, i bagagli pronti, e l’ultimo viaggio pare l’unico ancora possibile.

Poi qualcuno arriva. O forse ritorna

Non porta una promessa facile, ma una memoria più antica: ricorda al protagonista che sotto l’uomo che ha avuto tutto esiste ancora qualcuno capace di scrivere una canzone. Un poeta dimenticato. Una voce non ancora spenta.

Forse lui è soltanto una falena, destinata a bruciare in una vita breve, ma ora ha una candela intorno alla quale ruotare.

E per la prima volta non sta solo andando avanti.

Sta vivendo.

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