Equilibrio instabile

09 CANZONE SEMISERIA IN LA MIN

Ma che serata squallida,

una fettina, un fumetto e un caffè,

ed una luna pallida

che mi porta a pensare a te

A te che sei lontana

e chi sa cosa fai

tu, che già mi manchi

ora più che mai

Ma che serata squallida

una giacca, il cappotto e poi via

l'aria intorno è umida

la città non la sento più mia

Vado a passo lento

respirando piano

torno a casa stanco

col morale sempre più giù

Ma che serata squallida

come un tango senza il suo casquè

riordino la tavola

e mi affogo in un altro rosé

Poi di nuovo fumo

e mi sento solo

questo vizio orribile

mi fa compagnia

Vorrei gridarti "T'amo,

perché sei la mia vita!"

ma poi mi sento stupido

e non lo grido più!

Una fettina, un fumetto, un caffè. E all’improvviso il mondo crolla.

In questo tango scanzonato e malinconico, l’assenza di lei trasforma una sera qualunque in una piccola tragedia privata. Lui resta solo con la tavola da riordinare, un rosé di troppo, la città umida, il fumo come compagnia e quella luna pallida che ha il pessimo gusto di farlo pensare proprio a chi non c’è.

Il dramma, naturalmente, è enorme. O forse no.

Il brano gioca con la sproporzione tra la semplicità della situazione e l’intensità con cui viene vissuta: una solitudine domestica, quasi buffa, che però conosciamo tutti. Una giornata normale, perfino banale, si dilata fino a diventare racconto universale: perché basta poco — una cena senza entusiasmo, una passeggiata senza meta, una casa troppo silenziosa — per scoprire quanto spazio possa occupare chi manca.

Come un tango senza il suo casquè, la serata perde equilibrio, eleganza, finale. Resta lui, con il suo amore trattenuto sulla punta della lingua, troppo vero per essere detto senza sentirsi un po’ ridicolo.

E così non grida “t’amo”. Ma la canzone, in fondo, lo fa al posto suo.

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